Lavoro, Cgil: “Sono 9 milioni le persone in difficoltà”

Il peso della crisi economica ormai inizia a essere realmente insostenibile. Per la prima volta dall’inizio della crisi sono oltre 9 milioni le persone nell’area della sofferenza e del disagio occupazionale, tra disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, precari e part time involontari.

Sono dati presenti nel rapporto dell’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires della Cgil. I dati al primo trimestre ne indicano 9 milioni e 117 mila. Il titolo del rapporto è ‘Gli effetti della crisi sul lavoro in Italia’: vengono rielaborati i dati relativi al primo trimestre dell’anno. L’analisi è spietat: “L’area della sofferenza e quella del disagio occupazionale hanno complessivamente superato, per la prima volta dall’inizio della crisi, i 9 milioni di persone in eta’ da lavoro, per la precisione 9 milioni e 117 mila”.

Come se non bastasse rispetto al primo trimestre 2012 “si è registrato un incremento complessivo del 10,1% (equivalente a +835.000 unita’), mentre rispetto al primo trimestre 2007 l’aumento è del 60,9% (+3 milioni e 450mila persone)”. In particolare l’area della sofferenza, quel segmento costituito da disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, “si attesta a 5 milioni e 4 mila persone mentre quella del disagio, ovvero precari e part time involontari, a 4 milioni e 113 mila unita’”.

Fulvio Fammoni, presidente dell’associazione Trentin, parla del “progressivo deterioramento del mercato del lavoro italiano: il dramma della disoccupazione giovanile, l’emergenza Mezzogiorno, l’aumento della disoccupazione di lunga durata, il permanere di una alta quota di inattivita’, un part time involontario in costante crescita dal 2007, l’anomalia di una precarieta’ non solo subita ma che, contrariamente a quanto si afferma, non porta piu’ occupazione nonostante sia la forma di ingresso al lavoro nettamente prevalente”.

La situazione è quasi al punto di rottura. “I numeri – si legge sempre nel rapporto – sono molto gravi e confermano la drammaticita’ del problema occupazione e della conseguente urgenza di interventi concreti per lo sviluppo e per un lavoro stabile e di qualità”.